L’Ararat ha inoltre un grande valore per il popolo armeno, che lo considera come il principale simbolo nazionale, con l’effige della montagna che compare nello stemma dell’Armenia, nonostante il passaggio alla Turchia avvenuto nel 1920, in seguito alla guerra fra i due Paesi e confermato l’anno seguente, poco prima della nascita della Repubblica di Turchia nel 1923, che ne sancì l’appartenenza definitiva a questa Nazione.
Il nome in turco del vulcano, Ağrı Dağı, si traduce letteralmente come “Montagna del dolore”, mentre il nome Ararat è utilizzato solo in Europa, poiché nessuno dei popoli autoctoni di quest’area lo chiama in questa maniera.
La cima della montagna è ricoperta da una calotta glaciale perenne, che però si è ridotta di superficie nel corso degli ultimi decenni, come sta avvenendo anche in altre cime turche, così come nelle Alpi e nella maggior parte delle catene montuose mondiali.
L’ascensione fino alla cima del Monte Ararat non è troppo complicata tecnicamente, seppur lunga e resa più difficoltosa dall’altitudine, per cui di solito viene effettuata in 5 giorni, per abituare gradualmente il corpo umano alla minor presenza di ossigeno nell’aria.
Dopo diversi anni in cui erano state vietate oppure fortemente limitate le spedizioni a causa della guerriglia fra il governo centrale turco ed i separatisti curdi del Pkk, dal 2021 si può nuovamente scalare il Monte Ararat in sicurezza, affidandosi ad una delle agenzie presenti nella città di Doğubeyazıt, nelle cui vicinanze si trova inoltre lo splendido Palazzo di Ishak Pasha, un maestoso edificio risalente al periodo ottomano, costruito a partire dal 1685.